Ha un senso l'accadere?

Non credo. Mi sembra che le menti abbiano il problema del senso di ciò che accade, del vivere e del morire, del soffrire e del gioire.
L'esperienza del senso è esperienza precisa, credo esperienza del sentire, di certo esperienza dell'identità.
Ma lo sperimentabile non finisce nella dimensione del limitato sentire a noi accessibile: c'è molto altro dopo e, per quel che mi è dato comprendere, c'è un livello più profondo in cui non esiste la questione del senso dell'accadere, esiste solo la realtà, l'accadere, senza aggiunte, senza esperienza di senso o non senso.
Alla mia comprensione, l'accadere si configura come aspetto dell'Assoluto, totalmente ad esso interno ed intrinseco: noi non diciamo che il lavoro del fegato ha un senso, è un fatto, accade.
Nella realtà interna dell'Assoluto tutto accade e il senso di quell'accadere è problema di chi da esso si percepisce in qualche modo separato, non è di certo problema dell'Assoluto.
Colui che si percepisce separato dall'Assoluto e si pone il problema del senso, in realtà, che cos'è? Uno stato della consapevolezza dell'Assoluto, direi.
L'Assoluto contiene in sé anche l'esperienza, la consapevolezza della separazione da sé: contenendo il tutto, essendo il tutto, non può che essere tutti gli stati di consapevolezza possibili.