L'impossibilità di aderire a sé

Osservo le persone che dicono delle cose, che affermano dei principi, che espongono delle tesi, che esercitano una funzione: vedo la loro rappresentazione in corso, vedo quella che dovrebbe essere la mia rappresentazione, ma non la sento credibile.
Mi sembra che gli altri credano, aderiscano alla loro: a me non riesce né di credere, né di aderire all'accadere che attraverso me prende forma, non mi risulta credibile, è fondamentalmente non vero.
E' una faccenda seria, da un lato mi rende un disabile, dall'altro un estraneo.
Come fai a partecipare ad una vita di relazione se non aderisci alla tua rappresentazione?
Finisci per essere sempre lontano, sempre in cima al monte con lo sguardo sulla valle.
Così è. Se la piccola rappresentazione che chiamiamo con il nostro nome, è irrilevante e insignificante ai nostri stessi occhi, che cosa portiamo nella vita, cosa offriamo nella relazione?
Il sentire. Non noi, il nostro nome, ma il sentire acquisito e quello non acquisito.
Nell'irrilevanza di sé, nel gioco senza fine dell'insignificanza che definiamo vita, viene portato a testimonianza e a rappresentazione il processo del compreso e del non compreso senza che a noi interessi granché.