Lo stato dell'opera: e ora?

Se tutto l'accadere è pervaso di presenza, che cosa rimane ancora da affrontare?
Tutto il non compreso. La presenza è un mito, il trastullo degli spiritualisti.
Anche l'esperienza unitaria dell'esistere e dell'essere è un trastullo.
Presenza ed esperienza unitaria testimoniano uno stato del sentire, un grado approssimato della sua ampiezza, niente di più.
Se poi ci piace misurare quel grado, e dirci che siamo molto evoluti, facciamo pure.
Se non siamo degli sciocchi e dei narcisi, ci concentriamo sul lavoro che ci aspetta, sul non compreso che bussa.
Questo è il compito personale ora.
Quello che rimane da comprendere non si presenta in modo eclatante, ma come sfumatura, come piccola cosa per il mondo, fatto determinante per noi.
Piccole sfumature che svelano resistenze ed evidenti non comprensioni.
Possono convivere la presenza e l'esperienza unitaria, la c.u.a.d. di cui parlavamo, con il lavoro minuto e consapevole sul limite, sul non compreso?
Naturalmente, è quello che facciamo tutti, è quello che fanno anche i cosiddetti maestri.
Finché c'è incarnazione, c'è apprendimento e trasformazione.
Fine