Lo stato dell'opera: i fenomeni

Parecchi anni fa ho deciso di non coltivare la via degli stati e dei fenomeni.
Di cosa si sostanzia quella via, quell'approccio?
Delle reazioni suscitate dalla consapevolezza che si affaccia sul mondo della coscienza e sulla condizione unitaria d'essere e d'esistere: stati d'unione, di pienezza, di beatitudine; gioie sconfinate, pienezza d'essere e d'esistere al limite dell'insopportabile.
Se la consapevolezza può affacciarsi su quel mondo, significa che il corpo della coscienza ha strutturato in modo sufficiente i suoi sensi per permetterne il processo.
Si può lavorare e lavorare su quello stato: lo si può cercare, disponendosi ad esso; non lo si può richiamare volontariamente, ma si possono creare le condizioni perché le possibilità che accada siano alte.
Sperimentandolo nel tempo, a mio parere, i corpi si adeguano: direi che quello della meraviglia, dello stupore, della pienezza insostenibile è paragonabile all'esperienza umana dell'innamoramento: con il tempo lascia il posto all'affetto, ad una forma più misurata.
Credo che i corpi a forza di essere attraversati da quella frequenza, cambino la loro natura, la loro stessa vibrazione: l'impatto diviene nel tempo meno traumatico.
continua ...