La compassione 1

Ho riletto questo post che ha poi avviato una discussione con alcuni tratti surreali.
Per poter affermare che la disarmonia e l'eccesso sono condizioni funzionali - non si legga necessarie, non è quello che ho detto - all'apprendimento, bisogna aver interiorizzato un certo modello interpretativo, una certa ottica dalla quale guardare la vita, ma questo non basterebbe per sostenere appieno quella affermazione.
Bisogna, io credo, aver compreso la natura della compassione, avere quegli occhi, quello sguardo.
Dall'intimo della comprensione dell'eccesso e della disarmonia, inchinarsi e coglierne il tracciato esistenziale che dispiegano e sapere che, per il semplice fatto che accadono e segnano un'esistenza, gettano semi di libertà.
Questo si può capire, o si può comprendere: quando è compreso è intriso di compassione, non può non esserlo.
La compassione è l'abbraccio che tutto salva, tutto spiega, tutto incoraggia, tutto accompagna.
L'ultimo dei perduti è nel palmo della mano.
Scendere dunque nel ventre di eccesso e disarmonia con gli occhi della compassione, nel respiro della compassione, è il segno di ogni riscatto umano che si compie, il porto di ogni cammino, la pienezza di ogni incarnazione e di ogni trascendenza che giungono a compimento.