La condivisione del sentire

Quando, durante un gruppo o un intensivo, chiedo a L. se comprende, lei, dal profondo del suo silenzio, dice sì, comprende e vive quello che sto dicendo, quello stato della realtà interiore che sto proponendo.
L. non ha formazione alcuna, non ha frequentato ambienti spirituali, non si è formata in nessun paradigma particolare: poco dopo essere arrivata, appena tolte le nebbie più dense, era già così.
Comprendeva e si meravigliava del mondo che le si apriva alla comprensione.
Qualche volta non comprende, lo dice, magari viene a chiedere in privato.
Ha una famiglia e diversi figli, un lavoro normale, amicizie normali.
Con L. non è mai difficile, o quasi mai. Quasi sempre, quando viene qui, è subito lì, in quel risiedere; un po' meno quando è nel mondo.
Ci sono latri come L., non è la sola con cui la condivisione del sentire non è un problema.
Ci sono altri che debbono lavorare perché la cosa non è immediata, né facile: questo è il loro impegno, la dedizione a risiedere nell'essenziale, a non perdere il centro, a costruirlo quando non c'è più.
Mentre si vive, mentre ci si impasta.