Lontananza ed estraneità

Mi hanno colpito alcuni argomenti e perplessità avanzate sul nostro cammino.
Argomenti a volte frutto di un deficit di vicinanza, di prossimità al cammino; altre volte frutto di un abbaglio, di uno sguardo troppo parziale.
In questi giorni che precedono l'intensivo, mi pongo le domande di sempre: "Chi, che cosa mi spinge in questa radicalità di cammino che, in fondo, produce così tanta incomprensione?"
Non so rispondere. Credo di essere andato per l'unica strada a me possibile, ma forse mi sbaglio.
E' doloroso sentirsi rimproverare una certa "lontananza", una certa "estraneità", quando queste vengono da me vissute come conseguenze del risiedere nel sentire, ma anche come "pena" -  il termine non è appropriato -  per qualcosa di non sanabile oramai accaduto.
Comprendiamo quello che vive l'altro, ma solo quando lo viviamo anche noi.
Sento di vivere in una dimensione che l'altro non comprende: a volte, dovermi giustificare è penoso.