Nel deficit di esperienza, si crede alla mente

Quando uno stato dell'interiore non ci è accessibile, aderiamo al racconto che di quello stato fa la mente.
La vastità, la meraviglia, la pienezza, la libertà non appartengono al nostro sperimentare, ma aderiamo alla narrazione di esse che ci viene proposta, all'idea di esse che ci siamo costruiti nel tempo.
All'esperienza sostituiamo l'idea della stessa.
D'altra parte, non è responsabilità nostra se quella esperienza non ci è accessibile.
Quando qualcuno vive quegli stati e li irradia attorno a sé, riusciamo a coglierli vagamente e, normalmente, solo se accompagnati da stimoli verbali, da una descrizione di essi: allora abbiamo delle reazioni sensoriali, o vibrazionali, o avvertiamo uno stato di coscienza particolare.
Nell'assenza di una comunione del sentire, giunge a noi un pallido riflesso del reale.