Percezione unitaria o frammentata di sé

L'identità è quel processo che ci permette una lettura e una narrazione unitaria di noi stessi, di quell'insieme di aspetti che consideriamo noi stessi.
Ma quando la realtà personale non è osservata e vissuta attraverso il filtro identitario?
Allora, c'è ancora coerenza nella lettura di sé? E nella propria narrazione/manifestazione?
O esistono solo fatti? Le percezioni sono fatti e così le emozioni, i pensieri, le azioni.
Se i fatti non sono posti in relazione l'uno con l'altro, se non sono parametrati con il già vissuto, se non accadono dentro una proiezione, un immaginario di futuro non alimentano un esserci, sono solo accadimenti nella condizione dell'essere.
Come vive chi non tiene più insieme i fatti e non li riconduce ad un nucleo, ad un esserci, ad un sé?
Come un tamburo vuoto dentro cui giungono suoni, luci, movimenti, riflessi dell'accadere.
Come un insieme di dati la cui funzione non è certificare l'esistere del percepente, ma semplicemente testimoniare la realtà; meglio, essere la realtà senza scopo, senso e funzione: questi sono infatti attributi inseriti dal percepente e dalla lettura che esso dà di sé (identità).