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Il nostro privilegiare il processo

Considerazioni a margine dei 14 addestramenti di Thich Nhat Hanh.
Thay parla dell'orizzonte e degli addestramenti per giungervi; mi sembra che la stessa dinamica la si ritrovi nel cristianesimo, ma potrei sbagliare.
E' presente una tensione tra ciò che è e ciò che potrebbe/dovrebbe essere: tra il limite e il non-limite.
Nel Sentiero abbiamo proceduto in modo diverso.
1- Abbiamo postulato che tutta l'acqua va al mare: tutti i processi delle coscienze conducono alla comprensione, consapevoli o inconsapevoli che siano; volitivamente voluti o semplicemente accaduti, non importa: le esperienze, per il semplice fatto che accadono, conducono alla comprensione.
2- Ne consegue che basta vivere, che ogni vita è quello che è e non può essere diversa perché è la diretta emanazione del sentire da cui promana e se il sentire è di quel grado, è inutile aspettarsi una vita diversa.
3- Ne consegue ancora che lo sforzo di essere diversi è una lotta contro se stessi, a meno che noi non si sia già in procinto di poter essere diversi e allora quello sforzo è utile e giusto perché ci fa compiere un piccolo balzo in avanti.
4- La volontà, nel nostro caso, va esercitata nello sviluppare il processo della conoscenza-consapevolezza: il vivere e il vedersi vivere gettano le basi di ogni trasformazione possibile. Perché?
Perché mentre viviamo e siamo consapevoli del come viviamo, in noi, più o meno lucidamente, si prospetta l'altra possibilità che abbiamo e che potremmo perseguire, o che avevamo e che avremmo potuto perseguire.
Se la coscienza ha un'alternativa, ce la presenterà: se non l'ha, lascerà che l'identità sperimenti per acquisire dati comunque necessari e poi ritenterà in una direzione diversa.
5- Il nostro approccio non genera tensione tra come siamo e come dovremmo essere, perché del come dovremmo essere non ci occupiamo, non lo indichiamo avendo distrutto il modello da raggiungere in quanto proiezione della mente-identità.
C'è una dinamica coscienza-identità, una generazione di processi che sorgono nell'intimo e diventano intenzione-pensiero-emozione-azione: lì stiamo, nel processo e al processo ci affidiamo sapendo che ci condurrà là dove è necessario per comprendere ciò che compreso non è.
Finito: non siamo mai sbagliati; le vite non sono mai sbagliate; il mondo non è mai sbagliato.
Ogni sentire, qualunque sia la sua ampiezza, è perfetto.
Ogni limitazione conseguente a quel sentire, è da considerarsi limitazione solo nell'ottica del divenire da un punto ad un altro: in sé, ogni limitazione è perfetta e non ha senso definirla limitazione.
Esistono solo fatti, diciamo sempre: è così e i fatti non sono né perfetti, né imperfetti.
6- Il centro del nostro cammino non è la volontà, il voler e il dover essere, è la fiducia: a noi spetta lasciarci condurre dalla coscienza, discernendo la direzione verso la quale vuole condurci, sviluppando la volontà e la consapevolezza per essere pronti, attivi, disponibili, aperti alle esperienze.
7- Saldamente fondati sulla fiducia, creiamo e viviamo deliberatamente spazi, vuoti, disconnessioni, non-identificazioni: in quegli spazi vediamo, ascoltiamo e viviamo il non condizionato, l'orizzonte comune a coloro che vivono nella libertà da sé che ci diviene fruibile e, pian piano, si mangia noi e le nostre vite.

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