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La perfezione del mondo

Ho rivisto l'altro ieri un caro amico, monaco dello zen, con cui molte cose sono iniziate in un tempo lontano.
Nel discutere di tante cose, ad un certo punto mi ha colpito una sua frase: "Peccato che il mondo sia sbagliato!".
Mi sono trovato  a replicare: "Perché dici che è sbagliato, dal mio punto di vista è perfetto."
Mi sono reso conto che la mia affermazione deve essergli sembrata assurda e allora mi sono affrettato a precisare.
Continuo qui quella riflessione.
Il mondo tende alle perfezione? E' imperfetto e devi divenire perfetto? E' la dimensione in cui si realizza il "Regno di Dio" ad immagine di Lui?
Come ho tante volte detto, il mondo non è che la rappresentazione del sentire interiore di coloro che lo compongono: è dunque sempre la rappresentazione fedele e perfetta di ciò che c'è nell'intimo delle persone.
Questo vale per il mondo individuale, come per quello collettivo.
Se ci aspettiamo che il mondo tenda alla perfezione, credo che saremo destinati alla frustrazione: ogni giorno, ogni anno, ogni epoca sono lo specchio dei sentire di coscienza, del compreso e del non compreso.
Coloro che hanno compreso in sé la natura della vita e hanno superato il condizionamento del contingente, dell'illusione e dell'egoismo, non si incarnano più: il mondo sarà dunque sempre il luogo d'esperienza di sentire limitati e in apprendimento.
In che senso dunque è, dal mio punto di vista, perfetto?
Lo è perché è strumento efficace in sommo grado per i processi di comprensione dei singoli e dei popoli, officina inoppugnabile e insostituibile di ogni trasformazione;
lo è perchè, in ogni momento presente, è specchio/istantanea che non mente e che svela lo stato del sentire.

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