Un frutto del silenzio

E' una pianta rigogliosa il silenzio, qui vorrei mettere a fuoco uno dei suoi frutti.
Tacere, ascoltare, limitare la propria presenza per un periodo di tempo congruo produce una profonda igiene interiore: ciò che riempiva le nostre giornate diviene, a poco a poco, secondario; ciò che ci conferiva senso, si appanna e scompare; ciò che ci consolava e attenuava la nostra solitudine, non assolve più alla sua funzione.
Il silenzio del nostro esserci svela l'uso che facciamo del nostro quotidiano, il film che ora dopo ora costruiamo con le sue identificazioni, le sue passioni, le sue delusioni.
Il silenzio di noi permette il riaffiorare dell'angoscia di fondo e della perdita di senso, come permette il suo superamento dopo averla vista, vissuta, patita, lasciata andare.
Il silenzio di noi, vissuto periodicamente e ciclicamente, azzera le piccole e grandi identificazioni, l'adesione al film personale, al proprio ruolo e alla propria funzione e ripone al centro la salutare essenzialità del presente.