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Gli altri vedono di noi quello che debbono vedere

[...] Allora, se per un individuo ad un dato punto esiste la possibilità di scegliere di muoversi in una direzione oppure in un'altra; e se nella direzione, chiamiamola A, egli deve necessariamente incontrare altre persone, le quali da questo incontro devono avere una certa esperienza, che cosa potrebbe succedere?
Potrebbe succedere che se lui, per ventura, scegliesse di seguire la direzione B, quelle persone non avrebbero l'esperienza che invece debbono avere. Si può dire a questo punto: "Ma se deve essere così, togliamo la libertà a questo individuo e facciamogli seguire solo la direzione A". Ma sarebbe un reprimere.
Se lui ha questa libertà, per quale motivo gli si dovrebbe togliere la possibilità della scelta?
Per questo, nel piano divino, c'è la soluzione diversa, che è quella di dare una doppia versione della questione.
La prima versione riguarda l'esperienza nella direzione A, che chi deve avere ha necessariamente, qualunque sia la scelta - ossia vivrà quei fotogrammi in cui l'individuo è visto andare appunto nella direzione A.
L'altra versione, invece, è quella in cui egli volta verso la direzione B. Ossia, nel momento in cui l'individuo ha la facoltà di scegliere, può scegliere e vivere indipendentemente dagli altri.
Si tratta quindi proprio di spezzoni di situazioni fisiche, e quindi astrali, e quindi mentali, sdoppiate: appunto per consentire all'individuo di fare una scelta e di non influire in modo diverso da come è scritto nella esperienza degli altri, che non hanno questa libertà.
Com'è il meccanismo di questo sdoppiamento?
Nel piano akasico c'è l'essere, il vero essere, la sua coscienza, che si porrà in contatto con la successione dei fotogrammi fino al momento della scelta. D'altra parte, quegli stessi fotogrammi nella direzione A sono percepiti dagli altri esseri che quella situazione debbono vivere e che si pongono in contatto con la serie in direzione A, e la vivono così come è tracciata. Esse vedono, cioè, il corpo fisico dell'altro che fa quei movimenti, che dice loro le cose che deve dire affinché essi abbiano l'esperienza che debbono avere; mentre lui, a quel punto, potrà benissimo fare la sua scelta e porsi in comunicazione con i fotogrammi della direzione B, che lo vedono in tutt'altre faccende affaccendato.
Gli altri, ricordate, vedono di noi quello che debbono vedere. [...]

Cerchio Firenze 77, Il Libro di Francois, Edizioni Mediterranee, pagg. 190-191

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