La realtà fisica

[...] Intanto bisogna premettere che ciò che l'uomo vede come "divenire" costituisce invece un "essere".
Secondo l'esempio dei maestri, che non trovo sostituibile con altro più efficace, anche le varie situazioni del piano fisico sono da considerarsi nella realtà dell'essere come tante situazioni fisse, una per ogni unità di mutazione.
Quindi, non esiste un corpo fisico che è in divenire, che da fanciullo diventa adulto e poi su fino alla vecchia ed oltre, fino alla morte; ma esistono tanti copri fisici per quante sono le unità di mutazione, così come in un film esistono tanti fotogrammi che, proiettati, danno l'illusione del movimento, e se vi è raffigurato un corpo, i fotogrammi che lo raffigurano danno, proiettati, l'illusione di un solo corpo in divenire, in movimento.
Ognuno di noi esiste solo sul piano akasico, della coscienza: il suo vero essere e il suo vero sentire sono nel piano akasico. Poi si collega ad altri veicoli, come il veicolo mentale, il veicolo astrale e il veicolo fisico e trasla la sua consapevolezza fino a credere di essere solo sul piano fisico, è vero?
Ma questo è un errore di percezione, di traslazione. Ossia, avendo dei sensi attivi nel piano fisico, l'individuo crede di essere nel piano fisico, ma il suo vero essere è sempre e stabilmente nel piano della coscienza, del sentire, nel piano akasico.
Se potessimo schematizzare questo meraviglioso meccanicismo, vedremmo l'essere vero, cosciente nel piano akasico, il quale ha come dei tentacoli sensori, una volta si lega al fotogramma in cui il suo corpo fisico pone l'atto del camminare, l'istante successivo sente l'altro fotogramma in cui è rappresentato il suo corpo fisico che cammina e così via.
In realtà, non è il corpo fisico che si sposta nello spazio, ma è la sua consapevolezza che si lega a queste situazioni cosmiche fisse che gli danno l'illusione di camminare [...]

Cerchio Firenze 77, Il libro di Francois, Edizioni Mediterranee, pag. 189-190