Oltre limite - non limite

Se c'è un limite di comprensione in sé, o nel mondo da valicare, allora il senso del nostro esistere, del nostro esserci si accende. Ma se la comprensione ci ha condotti oltre limite - non limite, se in noi è radicato il sentire del perfetto essere di tutte le cose, che cosa accende il nostro esistere, il nostro esserci? Niente.
Non c'è più utilità, funzione, scopo.
Si potrebbe obbiettare che quando non eiste più uno scopo personale, può comunque aprirsi il canale del donare, del servire, della gratuità. Certamente, ma questo canale non è attivato da noi.
Il rubinetto dà l'acqua se lo si apre. Se il rubinetto decide di dare l'acqua da solo a questo e a quello, non siamo più nella gratuità, ma in un protagonismo nobile quanto si vuole, ma sempre protagonismo.
Per decidere moto proprio di dare l'acqua, il rubinetto deve aver considerato che ci sono degli assetati e così facendo si è alienato da quel che è, dalla perfezione dell'essere ed è entrato nel limite del divenire che giunge a perfezione.
Risiedendo nel quel che è si viene attivati; nel divenire, nel superamento del limite, ci si attiva, sono due prospettive radicalmente alternative sebbene, di norma, la prima accada dopo che il processo della seconda è giunto ad esaurimento.
L'albero delle mele non ti offre niente, pur essendo carico di frutti; se vuoi una mela la cogli: il suo gesto è gratuito, produce mele e non ritiene che il mondo sia un luogo di affamati. Se c'è un affamato, coglie la mela, ma questo all'albero non interessa.
Se non c'è domanda non c'è risposta, perché la realtà non è fatta di domande e di risposte ma di essere.
E' la domanda che crea la realtà del divenire, senza domanda c'è solo essere.
Se nessuno è sbagliato, se il mondo non è sbagliato, se tutto è perfetto nel suo essere quel che è, se il divenire è il luogo e il tempo dei bisogni e dei protagonismi, se l'essere è la comprensione che tutto è quel che è e non diviene, allora la realtà basta a se stessa, non ha bisogno di un "noi".
Così mi sembra che finisca l'avventura umana, oramai privata di senso.