Considerazioni sulla fenomenologia di una "illuminazione".



In corsivo le mie considerazioni sull'esperienza di "illuminazione" narrata da  Eckhart Tolle nel suo primo libro "Il potere di adesso". Fonte dei brani riportati

[...] “Fino al mio trentesimo anno di età ho vissuto in uno stato di ansia quasi continua intervallato da periodi di depressione suicida.[...]
“Non posso più vivere con me stesso”. Era questo il pensiero che continuava a ripetersi nella mia mente. Poi all’improvviso mi resi conto di quanto fosse strano.
Io sono uno o due? Se non posso vivere con me stesso devono esserci due me:
“io” e il “sé” con cui “io” non può più vivere”. “Forse”, pensai, “soltanto uno dei due è reale“.

In una vita inconsapevole affiora la spinta a cambiare, a fare i conti con la realtà, a rompere gli equilibri consolidati oramai insostenibili.

Rimasi così stordito da questa strana cosa di cui mi ero reso conto che la mente mi si fermò. Ero del tutto cosciente, ma non vi erano più pensieri.

Inizia il processo che cambia la relazione coscienza/identità.
Si legga questo post che descrive abbastanza compiutamente il processo.

Quindi mi sentii attirato dentro quello che sembrava come un vortice di energia. Era un moto inizialmente lento e poi accelerato.
Fui colto da una paura intensa e il mio corpo si mise a tremare. Udii le parole “non opporre resistenza” come se fossero state pronunciate dentro il mio petto. Mi sentivo risucchiare in un vuoto che sembrava essere dentro di me anziché al di fuori. Improvvisamente non ebbi più paura e mi lasciai cadere in quel vuoto. Non ricordo che cosa accadde dopo.

 In un passaggio che non ritrovo, il Cerchio Ifior descrive questa fase come l'allacciamento più in profondità del coscienza nei suoi veicoli, una maggiore compenetrazione di essa o, se preferite, un cambiamento dell'intero stato vibratorio dei veicoli stessi determinato dalla coscienza.

Fui svegliato dal cinguettio di un uccello fuori dalla finestra. Non avevo mai udito un suono simile. Avevo ancora gli occhi chiusi e vedevo l’immagine di un diamante meraviglioso. Sì, se un diamante potesse emettere un suono, sarebbe come quello che udivo io. Aprii gli occhi.
Le prime luci dell’alba filtravano fra le tende. Senza pensarci, sentivo, sapevo che nella luce vi è infinitamente di più di quanto noi ci rendiamo conto. Quella luminosità morbida che filtrava attraverso le tende era l’ amore stesso. Mi vennero le lacrime agli occhi. Mi alzai e mi aggirai per la stanza. Riconoscevo la camera, eppure capii di non averla mai vista veramente prima d’allora. Tutto era nuovo e incontaminato, come se fosse appena venuto alla luce. Presi in mano alcuni oggetti, una matita, una bottiglia vuota, meravigliandomi della bellezza e della vitalità di tutte le cose.
Quel giorno passeggiai per la città pieno di stupore per il miracolo della vita sulla terra, come se fossi appena venuto al mondo.
Per i successivi cinque mesi vissi in uno stato ininterrotto di profonda pace e beatitudine. In seguito l’intensità di tale sensazione diminuì o forse non era che una mia impressione perché era diventata la mia condizione naturale. Sapevo ancora darmi da fare nel mondo, ma capivo che niente di ciò che potevo ‘fare’ avrebbe aggiunto alcunché a ciò che già possedevo.
Sapevo naturalmente che mi era accaduto qualcosa di profondamente significativo, ma non lo capivo affatto. Soltanto diversi anni più tardi, dopo aver letto testi di argomento spirituale e avere trascorso del tempo con maestri spirituali, mi resi conto che ciò che tutti cercavano a me era già successo. Capii che l’intensa pressione della sofferenza di quella notte doveva avere costretto la mia coscienza ad abbandonare la sua identificazione con il sé infelice e profondamente timoroso, che in definitiva è un’invenzione della mente. Tale abbandono doveva essere stato così completo che questo sé falso e sofferente era crollato subito, come un giocattolo gonfiabile a cui fosse stato tolto il tappo. Allora, ciò che rimaneva era la mia vera natura di onnipresente ‘io sono’: consapevolezza allo stato puro prima dell’identificazione con la forma. In seguito imparai anche a entrare in quel regno interiore senza tempo e senza morte che in origine avevo percepito come un vuoto e a rimanere pienamente consapevole.
Dimoravo in stati di beatitudine e di sacralità indescrivibili, al cui confronto perfino l’esperienza originaria che ho appena descritto impallidisce. [...]

Descrive la propria personale esperienza: l'eclatanza fenomenica è la risultante del processo che in sé è strettamente personale e non è indice della qualità del fenomeno.
In altre parole, l'intensità dei fenomeni non certifica che l'illuminazione è autentica e profonda. Semmai è vero il contrario: i fenomeni sono tanto più rilevanti quanto più inconsapevole è il processo e meno sono pronti i corpi transitori (mente, emotivo, fisico) al cambio di stato. 
Ciascuno di noi vive alcuni momenti di "grazia", situazioni particolari che giungono apparentemente immotivate e che ci pervadono per alcuni minuti, ore o giorni: sono la risultante di piccole o grandi comprensioni che si sono strutturate nel corpo della coscienza e che riverberano in tutti i suoi veicoli.
Tante piccole esperienze plasmano l'ambito vibratorio dei corpi inferiori progressivamente, senza scossoni e senza esperienze particolarmente evidenti. Una sola rilevante comprensione che giunge a compimento e che irradia nei suoi veicoli, ha ben altro impatto su questi che, evidentemente, non hanno avuto modo di adeguarsi progressivamente.
Ci sono persone, decine o centinaia di migliaia, che ogni anno abbandonano la ruota delle nascite e delle mori, che mai hanno avuto esperienze eclatanti come quelle descritte da E.T.: evidentemente hanno vissuto cambiamenti, nel sentire e nei suoi corpi, progressivi e quindi senza impatti di rilievo. 
Come dice il Cerchio Ifior, l'eclatanza dei fenomeni dice soltanto che è stato aperto un canale di contatto con l'Assoluto, non dice nulla in merito alla strutturazione complessiva di quel corpo della coscienza e non dice neppure se essa sia alla incarnazione terminale.

Ma anche le esperienze più belle finiscono. Forse più importante di qualunque esperienza è però quel senso profondo di pace che da allora non mi ha più abbandonato. Talvolta è molto forte, quasi palpabile, e anche altri riescono a percepirlo. Altre volte sta da qualche parte in sottofondo, come una melodia lontana.

Qui Tolle parla dell'evoluzione inevitabile: tutto la fenomenologia, piccola o grande, viene riassorbita e diviene routine: c'è stato naturalmente un innalzamento vibratorio del sistema e un cambio di prospettiva esistenziale, oltre che un ampliarsi della capacità di connessione diretta con il sentire ed i suoi contenuti.
L'unitarietà dell'essere e dell'esistere è divenuta esperienza quotidiana, feriale, ordinaria.

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