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Cristo, giocattolo della mente?

[...] Fede e Cristo si appartengono indissolubilmente, non tanto perché Cristo è necessario oggetto della fede, ma perché ne è fondamento e principio.
La fede cristiana, della quale vale "la tua fede ti ha salvato" (Mc.10,52) si compie nell'incontro personale, terreno e storico con Gesù.
E' Dio che salva, e la fede si compie come abbandono totale ed esclusivo all'azione salvifica di Dio: ma tutto questo accade nell'incontro con Gesù.
Più generalmente possiamo dire: entra nella storia in quel punto che è la storia di Gesù, che per questo ne diventa il centro. (Nuovo dizionario di teologia, Barbaglio, Dianich. Ed. Paoline. La voce Fede è redatta da G.Bof)
Così stanno le cose per un cristiano. E per noi?
La frase in corsivo è difficilmente non condivisibile. Per il resto, cerchiamo di sviluppare questo ragionamento:
1. umano e divino sono unità inscindibili;
2. l'umano è manifestazione dei molteplici gradi del sentire divino;
3. la vita è per sua natura esperienza dei molti gradi del sentire assoluto, dove al grado più semplice segue il grado più complesso non per volontà di qualcuno, ma per configurazione del cosmo;
4. l'umano non riceve il dono della fede da Dio, ma vede dischiudersi la propria consapevolezza sulla dimensione unitaria grazie allo sperimentare i vari gradi di sentire dell'Assoluto, dal più limitato al più ampio.
Il sentire unitario è sempre disponibile all'umano, ma gli diviene accessibile solo dopo aver sperimentato tutti (o gran parte) i gradi di esso nel divenire temporale;
5. ogni essere umano, così come ogni animale, vegetale e minerale è coscienza, ovvero sentire di varia ampiezza e organizzazione;
6. tutto il sentire tende all'unificazione, crea il divenire/mondo e lo supera;
7. il divenire non è che aspetto dell'essere senza tempo, dove l'essere è l'Assoluto sentire che contiene in sé i sentire relativi e li trascende, non essendo la sommatoria di essi;
8. la sperimentazione/percezione in successione dei sentire relativi crea il divenire, il mondo;
9. il sentire, nella successione illusoria del suo divenire, genera la consapevolezza della reale condizione unitaria del tutto: questa è l'esperienza che noi potremmo definire di fede;
10. Gesù, il Cristo ha visto manifestarsi nella propria vita una data ampiezza di sentire, che possiamo presumere ampia, e che lo portava ad affermare la propria "unità col Padre";
11. è stato l'unico a vivere la realizzazione di quella unità, quel grado di unità?
Questo è il primo giocattolo per la mente;
 12. solo attraverso l'incontro con Cristo, o con il principio cristico che può assumere anche altri nomi, in altre religioni, avviene la salvezza?
Questo è il secondo giocattolo.
Secondo la nostra visione, la "salvezza", termine orribile, perdonate,  è data a priori e a prescindere.
Tutti gli esseri giungono a compimento, nulla e nessuno rimane orfano di una eredità che è nella natura ontologica dell'umano e di ogni creatura.
Consapevoli o no che siano, tutti giungono all'unità, che non è dunque il frutto dell'impegno, della volontà, della fede, della sequela.
Il solo fatto di vivere, di partecipare alla rappresentazione che chiamiamo vita, genera libertà e realizzazione.
Nel tempo, nelle molte rappresentazioni/vite di una coscienza.
Senza giocattoli, le coscienze/menti laiche vanno incontro al loro quotidiano.
Nessuno le può salvare, perché non esiste alcuna necessità di essere salvati: il quotidiano ci salva e ci realizza; il prossimo ci salva e ci realizza; il nascere e il morire ci salva e ci realizza.

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