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La sequela, il suo superamento, la fiducia

Qualcuno 100 anni, 1000 anni, 3000 anni fa ha dato l'avvio a qualcosa fondato sulla sua esperienza, sul suo compreso, sulla risposta alla domanda di un tempo: quell'avvio è riverberato nelle coscienze e né è sorta una spinta che ha generato un organismo, il quale ha attraversato il tempo e magari ancora lo attraversa.
In riferimento a quell'inizio e a quella spinta interiore, nella storia del tempo personale, qualcuno si è sentito coinvolto in quell'inizio, in quel sentire, in quell'archetipo e si posto alle sequela di quel maestro, di quell'insegnamento, di quella religione.
Così è sempre stato, così è e immagino che così sempre sarà, ma non per tutti.
A mio vedere, questo è ciò che accade fino a quando nel proprio intimo non è sorta una comprensione chiave: tutte le volte che sei alla sequela di qualcuno, sei dietro all'idea che ti sei creato di quel qualcuno e di quello che propone.
Il cammino della conoscenza, della consapevolezza e della comprensione mina alla radice qualsiasi sequela e ti consegna intonso alla tua libertà e alla tua solitudine.
Il cammino dietro a qualcuno è senz'altro un fatto, immagino necessario e importante per tanti, ma è un fatto che, come tutti i fatti, è parte di un processo il cui culmine è nell'esaurimento dell'esperienza stessa dell'andare dietro, del seguire.
Seguendo, si impara a non seguire.
Ci sono approcci, come il Sentiero, che non prevedono sequela, anzi la minano nelle fondamenta.
Come è possibile questo? Perché la proposta non è universale, è diretta a sentire "che hanno le orecchie per ascoltare", che in sé si sono già affrancate, o vanno affrancandosi dalla necessità di seguire, avendo compreso che è tempo di lasciare la carovana e di inoltrarsi nel deserto.
Per questi sentire/menti/persone, poco conta ciò che è stato detto 100, 1000, 3000 anni fa; poco contano i libri sacri, poco conta il passato.
Ha contato, è servito, è stato utile e anche unico a volte ma, ora esse hanno davanti il deserto del quotidiano, la propria solitudine e responsabilità e, soprattutto, la fiducia che è germogliata nel loro intimo.
Muore la sequela, muoiono gli insegnamenti, muore la tradizione, si svuotano di senso i libri sacri quando sorge la fiducia nella vita, nell'esistere, nell'essere, nel sentire.
Allora, il faro è solo interiore e il resto è solo passato.
Il faro illumina di luce propria il presente e guida i passi dello straniero a sé e al mondo che realizza ogni compimento scomparendo dalla scena.

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