L'atteggiamento interiore durante il nuovo ciclo di intensivi

Dovendo sintetizzare, direi: meno affidati a chi conduce, più concentrati sul proprio allineamento interiore.
Un intensivo è un tempo di:
- riequilibrio interiore;
- riallineamento all'essenziale;
- osservazione, ascolto, accoglienza;
- formazione;
- fraternità.
Durante un intensivo si sta da soli e si sta con gli altri: c'è il tempo per sé e il tempo per l'altro. Che cosa significa? Che c'è la possibilità, ce la concediamo, di ascoltare, osservare, accogliere.
Non si tratta di porre al centro sé, né di porvi l'altro: si tratta di accogliere, ascoltare, osservare ciò che accade, di qualunque natura sia, senza giudizio e senza aspettativa.
Tre giorni così, non appoggiati a chi conduce e al dove ci porta: aperti al presente che viene e a niente altro.
E' finita la stagione della formazione intensiva e avanza quella della esperienza feriale, dello stare, del vivere semplice, senza aggiunte.
Gli intensivi non sono più l'officina dell'apprendista, ma il luogo dove l'operaio esercita la sua professione, ciò che ha compreso della vita senza giudizio e senza aspettativa.
Sappiate gestire i momenti di solitudine senza bisogno di trastulli: osservate fuori dalla finestra, camminate in solitudine e in silenzio, leggete qualche pagina significativa.
Create silenzio dentro di voi, create il silenzio di voi.
Questa pregnanza interiore costituirà il clima dell'intensivo e il vostro contributo sarà stato determinante: la fase matura del "cammino degli intensivi" vi vede nel pieno della vostra responsabilità e libera chi conduce dal peso della delega.
Edificate la vostra quiete interiore e questa diverrà la quiete di tutti.
Realizzate ascolto e osservazione privi di giudizio e di aspettativa e tutto l'ambiente sarà permeato di accoglienza e di presenza.