Ancora sulla necessità della pratica quotidiana della consapevolezza

Sabato, durante un gruppo, è accaduto un fatto che non posso non considerare simbolico.
Alla domanda su quale fosse la consapevolezza di base da coltivare, la risposta ha faticato molto ad affiorare: dei molti presenti solo alcuni sapevano di cosa stavo parlando, cosa stavo chiedendo.
Questo mi dice che c'è una falla nella didattica che applico: ho già provveduto a introdurre delle modifiche nei due gruppi dell'Essenziale e nell'imminente intensivo del fine settimana, ma non basterà questo perché quello che emerge non è un problema, un limite della sola didattica, c'è qualcosa di più profondo.
Non ho una risposta certa, né una soluzione, ho delle ipotesi sull'origine del problema:
1 - è probabile che i membri dei gruppi non leggano i post che scrivo;
2 - è anche probabile che pochi di loro coltivino una pratica quotidiana della consapevolezza;
3 - infine temo che nessuno pratichi una forma meditativa quotidiana.
Spero di avere torto, se così non fosse ci sarebbero motivi di preoccupazione.
Un cammino a frequenza mensile non è sufficiente per determinare serie e stabili trasformazioni interiori, se non è sorretto da una pratica quotidiana, da un incontro individuale ogni tanto, dalla frequentazione degli intensivi.
Come molte volte ho detto, il nostro lavoro, il nostro cammino può procedere se tutti cooperiamo attivamente: se così non è, c'è solo qualcuno che tira il carro ma questo è di dubbia utilità.


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