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La prossimità di sentire

Penso che, in cammini come il nostro, la vita aggreghi persone con un sentire prossimo, con un bagaglio di comprensioni simile e compatibile.
Credo che le coscienze si attraggano sulla base di affinità vibratorie, ma di più non so dire.
Se questa prossimità e affinità di sentire non ci fosse, non credo che sarebbe possibile nessun percorso che si dipana nel tempo, che comporta assunzioni di responsabilità, che conduce allo svelamento dei meccanismi personali più reconditi.
Un sentire prossimo può però essere velato da non comprensioni tali da occultarlo nella sua sostanza.
Ciascuno di noi lavora aspetti del suo non compreso: il Sentiero è uno strumento che agevola questo lavoro e che conduce ad uno smascheramento di fondo.
Ad un primo approccio, il riconoscimento, l'attrazione avvengono sulla base del sentire condiviso; così si incontrano le persone e così avviene l'inizio del cammino.
Ad un approccio successivo e più approfondito, emerge il non compreso di ciascuno: l'impatto e la fascinazione iniziali si stemperano e passano in secondo piano, l'urgenza di lavorare il necessario acquisisce priorità.
Il sentire condiviso è sempre lì, ma in primo piano c'è il non compreso di ciascuno: è evidente che a quel punto le cose si complicano.
Un cammino interiore ti svela e ti mette a nudo: non è un percorso terapeutico, è un procedere esistenziale per molti versi impietoso.

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