L'esercizio della critica nel cammino interiore

Ciò per cui ho lavorato e lavoro è il procedere assieme. Porre in relazione delle persone mosse da un sentire prossimo, orientate da un paradigma comune, coinvolte in una relazione esistenziale.
Un cammino interiore è un'officina esistenziale, non un salotto dove amici si incontrano per chiacchierare.
Un'officina esistenziale richiede costanza, perseveranza e dedizione.
Con questi presupposti il cammino comune diviene proficuo, l'ampliamento delle comprensioni continuo.
Nell'organismo sorretto dalla volontà e dall'intenzione - più dalla seconda che dalla prima - la correzione fraterna è continua ed efficace: tutti imparano da tutti, tutti correggono tutti, tutti plasmano tutti.
Questo, nell'officina esistenziale che genera e chiede la relazione profonda.
Quella profondità di relazione articola i modi della critica e della correzione, i linguaggi e i segni: ogni organismo, appoggiando sulle sensibilità e le comprensioni dei suoi membri, genera modalità specifiche di confronto e di elaborazione dei diversi punti di vista e dei diversi accenti, producendo un arricchimento reciproco attraverso l'esercizio del discernimento e della critica.
Ogni organismo trova il modo:
- per orientare le energie creative dei singoli verso la costruzione e non verso la distruzione;
- per edificare nuove comprensioni, che passano attraverso mille svelamenti, senza la necessità di ferirsi reciprocamente;
- per coprire con il velo della compassione il limite e il processo di superamento di esso in cui ciascun membro è coinvolto.
Fuori da questo processo molto intimo, protetto e fraterno, so che accadono molte dinamiche e le menti si esercitano nei modi che a loro piacciono ma, sinceramente, non sono modi di procedere che in me suscitano un interesse: ho alcune officine privilegiate dove imparo quello che a me necessità e ad esse mi dedico.