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Un insegnamento è una dimensione del sentire

Continuo la discussione aperta in Novità dal Sentiero.
Un insegnante è un mezzo che esprime una dimensione del sentire più o meno limitata.
Esprime l'ampiezza corrispondente alle comprensioni conseguite e limitata dalle comprensioni non ancora realizzate.
Un insegnante porta un mondo che, come tutti i mondi ha un orizzonte e una limitazione.
Quando ha fatto questo, il suo compito è già assolto: ha messo in connessione qualcuno con qualcosa, ha offerto una possibilità, realizzato una scena al servizio dei sentire, è stato, come dice Silvano, un traghettatore.
Tutto il resto non lo interessa perché è aldilà del suo potere: quello che gli altri capiranno e comprenderanno, l'uso che faranno dell'insegnamento è questione tra coscienze, non tra persone.
Un insegnante mette in relazione mondi e coscienze: mondi di sentire e coscienze che da quei mondi creano scene utili ai loro processi attraverso attori/persone che nel tempo e nello spazio dispiegano il compreso e il non compreso.
Una persona, mossa da un sentire, incontra un insegnante che le apre nuove prospettive di sentire, nuove comprensioni che le necessitano: fatto questo, quella persona è connessa con il suo compito esistenziale, tutto quello che verrà dopo è lo srotolarsi della bobina del film personale e soggettivo che vorrà e potrà permettersi e che ricade pienamente sotto la sua responsabilità.
Un insegnante contribuisce a costruire attorno a ciò che attraverso di lui/lei si esprime, una filosofia, una pedagogia e una didattica: il discepolo sperimenta, osserva, ascolta, accoglie, nel suo intimo coltiva la connessione con il sentire che in sé si è risvegliato senza farsi distrarre dalle limitazioni che l'insegnante inevitabilmente introduce.
L'insegnante è chiamato a non essere di scandalo, ma anche su questo ci sarebbe da discutere.

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