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Lo sguardo del monaco e dell'eremita

Ci sono termini che sono archetipi e non possono essere cambiati perché rimandano a questa o a quella religione.
Monaco: colui che nella responsabilità del proprio esistere ricerca l'unificazione interiore, l'unità con l'Assoluto.
Eremita: il monaco che sceglie di vivere appartato dal mondo.
Il monaco-eremita è attraversato dai fatti: ciò che accade non è suo, è una sequenza di fatti che producono esperienza, inducono consapevolezza, germogliano in comprensione.
Il monaco-eremita dedica la propria esistenza e la totalità delle proprie energie a questo.
Questa figura non ha fatto voti e non appartiene a nessuno se non al proprio cammino esistenziale: la fedeltà che professa è all'imparare, al divenire consapevole, al comprendere.
Le persone che ha attorno, il partner, i figli, i genitori, gli amici, gli eventuali discepoli, sono i suoi maestri, coloro dai quali impara, coloro che vengono, portano il loro messaggio-insegnamento e poi vanno.
Tutti attorno sono fatti che vengono e vanno e l'attenzione è posta su ciò che adesso si presenta: non su ciò che è stato, non su ciò che sarà.
In quest'ottica non viene costruito legame: desiderare costruire un legame con un monaco-eremita è come volersi legare con il vento.
Cos'è un legame: una condizione privilegiata di relazione intessuta di possesso e di affetto.
Qual'è la relazione che si può intessere con il monaco-eremita? Quella fondata sul sentire di coscienza, sul cammino esistenziale.
Quale relazione non può essere costruita? Quella in cui ti aspetti di essere riconosciuto, cercato, posseduto. Quella in cui l'altro sottostà ai tuoi bisogni, desideri, visioni e aspirazioni.
Chi ha scelto la via dell'unificazione, solo all'Assoluto è fedele, tutto il resto è vento che va.
La fedeltà all'Assoluto diviene fedeltà all'umano, al cammino esistenziale di questo: non fedeltà ai bisogni e ai desideri dell'umano, ma fedeltà ed obbedienza al suo incedere esistenziale, aspetto nel divenire dell'essere dell'Assoluto.
Questo stato delle cose non impedisce i rapporti di coppia e quelli di amicizia, i rapporti di comunità e quelli di discepolato; non limita il dispiegarsi della manifestazione affettiva e della dedizione reciproca: realizza la piena autonomia dei soggetti in causa e l'impossibilità di ridurre l'uno ai bisogni dell'altro.
Tutti hanno gambe per camminare, occhi per vedere, orecchie per ascoltare e un cuore per sentire: questo rapporto apparentemente distante e freddo libera tutti e consegna ciascuno alle proprie possibilità e responsabilità.

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