Discernimento, assenza di desiderio, retta condotta e amore

  • «Coloro che sono miei, amano insegnare e servire. Essi cercano, ansiosi, ogni occasione di servire, allo stesso modo che l’affamato cerca il cibo, e sempre vigilano per afferrarla non appena si presenti. Il loro cuore è così ricolmo del Divino Amore da esserne traboccante e da doverlo continuamente spargere su coloro che li circondano. Soltanto costoro sono adatti, ad essere insegnanti – quelli, cioè, per cui l’insegnare non solo costituisce un sacro ed imperioso dovere, ma anche il più grande dei piaceri». (J. Krishnamurti, Ai piedi del Maestro, volume II, pp.30-31)
  • «Il mio Maestro mi ha insegnato che l’Amore rende l’uomo capace di acquistare tutti gli altri requisiti, e che «tutti gli altri, senza di esso, non sarebbero mai sufficienti». Perciò nessuno dovrebbe fare l’insegnante – a nessuno dovrebbe essere permesso di esserlo – a meno che non abbia dimostrato, nella sua vita quotidiana, che l’Amore è la più forte qualità della sua natura.» (J. Krishnamurti, Ai piedi del Maestro, volume II, p.29)
  • «Chi è sul Sentiero esiste non per se stesso, ma per gli altri; egli ha dimenticato se stesso per poter servire il prossimo.» (J. Krishnamurti, Ai piedi del Maestro, volume I, p.64)
  • Vi sono poi tre fattori fondamentali che Kut Humi ricorda a ogni discepolo: «Il Sapere che rende capaci di aiutare, la Volontà che dirige quel Sapere, l’Amore che ispira quella Volontà,questi sono i vostri requisiti.» (J. Krishnamurti, Ai piedi del Maestro, volume I, p.65)
  • I quattro principali requisiti che secondo Kut Humi sarebbero indispensabili per calcare il Sentiero del discepolato: discernimento, assenza di desiderio, retta condotta e amore. Tale Sentiero consiste nel percorso di autoperfezionamento spirituale dell'uomo, incentrato sulla coltivazione di se stessi, di una linea di condotta basata sull'innocuità, sulla verità, sulla condivisione e il servizio.
Il maestro a cui il giovane Krishnamurti si riferisce è Kut Humi, uno dei fondatori ed ispiratori del movimento teosofico.

Discernimento: la capacità di leggere sé e l'altro da sé.
Le motivazioni che ci spingono, i limiti che si manifestano, le strategie per il loro superamento, l'inquadrare il limite nel complesso dell'essere, del compreso come del non compreso.
Assenza di desiderio: cosa ci spinge veramente, quale bisogno, quale finalità, quale tasso di egoismo, di necessità di gratificazione e di giustificazione, quale ricerca di senso.
Non partiamo privi di desiderio, ma, alla fine, forse l'abbiamo conosciuto, addomesticato e magari in gran parte superato.
È dunque un processo che evolve attraverso il completamento di una sana immagine di sé e il suo superamento, parziale o pressoché totale.
La persona pervasa da quella spinta d'amore di cui K.H. parla, sempre si trova a dover discerne quanto essa non sia condizionata dalla sua egoità.
E sempre è senza risposta definitiva.
Retta condotta: quanta ambiguità ci pervade nel mentre armeggiamo attorno alle comprensioni in cantiere?
Anch'essa è figlia di un processo, di fallimenti, di tentativi ed infine, certo, può sbocciare quella chiarezza ed univocità interiore che chiamiamo retta condotta.
Amore: l'alfa e l'omega.
Dominante che, ad un certo punto del nostro cammino, appare chiara come la determinante, colei che indirizza tutto il nostro vivere e sperimentare.
L'amore era già lì quando abbiamo iniziato, ed è lì oggi che andiamo terminando: nel frattempo ha sostenuto tutti i processi e li ha illuminati della sua caratteristica, della sua essenza, della sua pregnanza.