Il sabato santo e il suo silenzio

Amo il sabato santo perché, finalmente, i cristiani tacciono e dalla fine del fracasso della bulimica indigestione di simboli, può sorgere la realtà.
Intendiamoci, non che i cristiani abbiano a che fare con la realtà o che la generino; semplicemente il loro tacere permette di ascoltare: come quando il frantoio della ghiaia, la sera, viene spento e la realtà del fiume torna a dominare.
La realtà del figlio del falegname, figlio dell'uomo e figlio di Dio, come tutti, è lì per chiunque abbia un sentire adatto a percepirla e a sentirla vibrare in sé, a coglierne la particolarità e la vastità, a sentire che giorno dopo giorno prende la forma del vivere, diviene il vivere personale ed unitario insieme.
I bambini hanno bisogno del segno della resurrezione, come di molti altri trastulli; gli adulti scorgono il seme crescere in sé: seme di tutti e per tutti indistintamente, chiamato con infiniti nomi.