La rappresentazione dell'insegnante spirituale

Tutto è rappresentazione, ed anche la funzione dell'insegnante della via spirituale che una persona ricopre per un certo periodo della propria vita, non sfugge a questa logica.
Si avverte l'urgenza esistenziale, che può avere naturalmente anche coloriture egoiche, di comunicare e trasmettere un sentire, un compreso, una visione, un mondo interiore.
Si crea quella rappresentazione sostenuti dall'intenzione della coscienza, dalla organizzazione del pensiero che a questo si attrezza, da una disposizione complessiva dell'identità che crea le basi per dare luogo al film, sperimentando la fiducia e la sfiducia nelle proprie capacità, creando un ambiente vibratorio e di consenso tali da poter avere l'utenza necessaria e quindi da poter sostenere la rappresentazione.
Naturalmente è l'insieme della persona, e dunque in primis la sua coscienza, che governa questo delicato processo e lo sostiene nel tempo finché dei dati di esperienza e di comprensione da esso posso essere estratti.
Giunge poi la stagione in cui la rappresentazione ha concluso il suo compito, la sua funzione per il soggetto che l'ha generata, ed essa può perdurare, come funzione, se esistono degli interlocutori che di essa abbisognano.
L'insegnante smette allora la sua pantomima e l'insegnamento e le sue situazioni, il supporto, l'accompagnamento, sono attivate dall'utente e quando questo le necessita.
Dunque non viene meno quella parola, quella visione che possono essere di chiarimento nel percorso esistenziale di alcuni, viene meno il processo fondato sui ruoli e sulla passività dell'utente: chi ha una domanda la ponga, sempre esiste chi può rispondere, ma, colui che risponde non è più una figura istituzionale, dentro ad una rappresentazione codificata.