Lo stemperarsi della spinta ad offrire il compreso

È sempre esistita una spinta chiara e rilevante a comunicare il sentire conseguito.
Sempre la questione è stata verificare quanto ci fosse di spinta egoica, e quanto invece fosse un genuino processo nato dalla coscienza e da una data disposizione della personalità incarnata.
Così è stato per una vita, ma, oggi, mi sembra che questa disposizione di fondo vada mutando.
Rimane da comprendere se lo stemperarsi della disposizione a trasmettere il compreso sia la conseguenza di un mutamento nel disegno esistenziale, o non sia invece il frutto di una difficoltà, quella di avere una interlocuzione adeguata al contenuto da comunicare.
Questo secondo aspetto è quanto mai reale: più alla consapevolezza è sorto il sentire conseguito, più questo ha trovato un ordine, una sistemazione ed una chiarezza e ha cercato i linguaggi per comunicarsi e rendersi accessibile ad ipotetici fruitori.
Nel mentre questo accadeva, è risultato evidente che le possibilità di interlocuzione con altri sentire erano scarse e riguardavano un numero molto esiguo di interlocutori.
Un sentire di quella natura, per essere comunicato ha necessità di essere estratto/rivelato attraverso una domanda: se, alla lunga, la domanda non c'è, o è di altra natura, la struttura identitaria e di personalità che si era allenata ad essere disponibile a rispondere, tende ad uscire da quella rappresentazione, anche se non da quella disponibilità.
La conseguenza è che l'intero sistema si ristruttura: colui che si leggeva come insegnante, tende a superare quella interpretazione e disposizione e ridisegna la sua esistenza secondo altre priorità, pur rimanendo aperto alla eventuale domanda di un interlocutore, qualora dovesse sorgere.
Nulla infatti cambia nella disposizione di fondo, quella disegnata e determinata dal sentire.