L'officina consapevole e quella inconsapevole

Definisco officina consapevole quella composta da operai che, alla luce dello stesso paradigma, lavorano le proprie vite accompagnandosi e sostenendosi a vicenda, assecondando e servendo nell'identità e nel divenire il disegno delle loro coscienze.
Definisco officina inconsapevole quella composta da operai che lavorano le proprie vite nella non condivisione di un paradigma unitario, inserite in logiche personali che a volte li portano a cooperare, altre a competere e che attuano senza consapevolezza i disegni delle loro coscienze a volte anche in contrasto con il desiderio delle proprie identità.
La Via del monaco ha cercato di costruire una officina consapevole di alto livello.
L'officina consapevole per funzionare ha bisogno:
- che i suoi operai sostengano il procedere con la propria intenzione, dunque "sentendo" il progetto come esistenziale, come proveniente dal sentire, come prioritario nell'incarnazione in corso;
- che sviluppino connessione sul piano mentale: ideale, filosofica, operativa;
- che coltivino la presenza e la dedizione.
Queste tre condizioni creano una forma pensiero, un piccolo archetipo, una vibrazione comune che viene alimentata e che alimenta.
Se queste tre condizioni sono assenti, o precarie, è difficile parlare di officina consapevole.
Senza officina consapevole non c'è cammino evolutivo possibile?
Si, certamente, all'interno di una logica differente: anche marito e moglie inconsapevoli evolvono.
Anche un gruppo di auto mutuo aiuto è un modo per evolvere.
Anche la frequentazione lavorativa aiuta l'evoluzione.
Una officina consapevole, una comunità ha un valore aggiunto, più valori aggiunti, quelli enumerati sopra.
Un ibrido è rappresentato da un insegnante che trasmette il proprio insegnamento: i fruitori attingono, si interrogano, si specchiano, trovano conferme, smentite, gratificazioni e smacchi e poi tornano alle proprie case e cose.
Funziona? Certamente.
È un'officina consapevole? In parte, sì.
È carente di molte cose e molto basica, ma sicuramente funzionale almeno in certe stagioni della vita e per certi gradi evolutivi.
È la via più diffusa, più frequentata, quella che, alla fine, non mette spalle al muro nessuno, dove tutti hanno una scappatoia e possono tornare a casa lasciando l'altro fuori.
Nei limiti, naturalmente, perché tanto quello che debbono incontrare lo trovano anche a casa.
Ma quando quello che devi incontrare lo incontri in officina, a casa e in ogni dove?
Se l'officina consapevole ti dà gli strumenti adatti, il lavoro diviene molto produttivo in tutti i luoghi e su tutti i fronti.
La formazione in una comunità/officina consapevole è molto più efficace di quella con un insegnante che puoi lasciare lì e tornartene a casa.
Ecco il senso della comunità monastica diffusa, della comunità spirituale, dell'officina consapevole: esse, come niente altro, simultaneamente ti svelano e ti forniscono strumenti di interpretazione e di gestione.
Non solo: ti elevano vibratoriamente e ti aiutano a relativizzare il condizionamento egoico, quindi divengono fattori evolutivi di un qualche peso, anche se non risolutivi perché nulla esiste che possa accelerare un processo evolutivo che ha bisogno dei suoi tempi e delle sue prove e verifiche.