Rimediare al male fatto in passato

C'è una bellezza nel divenire grandi anagraficamente, si ha il tempo per osservare gli errori compiuti in tanti anni di tentativi di misurarsi con il non compreso, o con il compreso parziale.
Poco contano i successi, molto i fallimenti, le cose fatte male, quelle che non avremmo mai voluto fare.
Alcune volte esiste ancora la possibilità di rimediare, altre no.
Ora io credo che l'aspetto rilevante del male che abbiamo fatto a qualcuno, non sia la ferita provocata, il dolore arrecato: se solo sappiamo qualcosa della natura del reale, delle varianti, del karma, sappiamo che non c'è dolore inferto ingiustamente, non c'è mai qualcuno che sia vittima.
Il problema non è questo, anche se questo dolore arrecato soffriamo nel nostro interiore, ed è giusto che lo soffriamo.
Il problema è che siamo stati capaci di quello: di quel ferire, di quell'umiliare.
Divenendo grandi vediamo il nostro limite in modo impietoso, soffriamo le non comprensioni nella carne: la consapevolezza e il sentire non ci fanno sconti.
La possibilità di rimediare non comporta solo la necessità di farlo con quella persona precisa, non è tanto questo, anche perché, a volte, quella persona non è più possibile incontrarla: il rimediare vero è il trovarsi in situazioni simili - con quella persona o con altre -  e non ripetere, non reiterare il comportamento di allora, operare diversamente perché, nel frattempo, abbiamo compreso.
Tutti i giorni la vita ci offre queste occasioni di rimediare alle nostre incomprensioni e, così facendo, rimediamo anche al male fatto in passato.