I molti tentativi, la Via del monaco infine

Nulla genera l'esperienza della gioia come la possibilità di poter aiutare, di poter servire.
Fin da ragazzo è stato così: ho organizzato, a 17 anni, un campo di raccolta stracci per sostenete un progetto di Mani Tese in Bangladesh. A 20 frequentavamo con Catia la comunità per disabili di Capodarco. Poi la politica, l'ambientalismo, la cooperazione allo sviluppo e, infine, questo.
Dunque la storia è lunga e parla di una vocazione.
Ora, in questo ambito, quello dello spirituale, si può servire in molti modi: un insegnante può limitarsi al suo discorso quotidiano, come fanno la gran parte, o può impastarsi con coloro che segue, se questi costituiscono con lui un organismo.
Ho fatto due tentativi cruciali:
- la Casa del Sentiero, situazione di formazione permanente all'interiore, naufragata per la defezione del partner principale e per la tiepidezza dell'organismo che avrebbe dovuto sostenerla;
- la Comunità del Sentiero, il cui destino è incerto.
Nel frattempo ha preso forma la Via del monaco, la cui peculiarità è di essere simultaneamente via di solitudine e di comunità.
Via per pochi, per color che hanno una forte motivazione interiore a percorrere il cammino dell'unificazione, dunque dal destino quantomai incerto.
La Via del monaco rappresenta la sintesi matura della mia disposizione a servire: è via che si persegue nell'intimo di sé, in solitudine, nel proprio organismo di appartenenza e, nel contempo, è via collettiva, via di confronto, di sostegno reciproco, di servizio reciproco.
È l'ideale di Romualdo nel tempo di oggi, per laici, per senza-religione.
Non so che destino avrà la Via del monaco: essendo la sua esistenza testimoniata da persone che la percorrono, posso solo dire di attendere qualcuno che in essa si riconosca e la testimoni fattivamente e non solo come dichiarazione di intenti.