Un'officina con le pareti di vetro

Ci sono molti modi di espletare la propria vocazione ad insegnare, io non ho avuto scelta, per me è stato possibile un solo modo: fare della mia vita un'officina visibile, la testimonianza di un'opera in divenire.
Della gran parte degli insegnanti si sa solo quello che raccontano i discepoli e quello che insegnano con le parole, o con le opere.
Di altri, soprattutto attraverso i diari, si conosce il procedere interiore, le fatiche e le gioie, il travaglio interiore.
Personalmente ho cercato di insegnare attraverso la parola, la testimonianza di vita, il rendere visibili i processi interiori affinché essi fossero di stimolo, o di monito, di guida e di orientamento a chi li osservasse, li indagasse con interesse.
Ora, la parola, la testimonianza di vita e il mostrare i processi interiori sono una unità inscindibile: l'insieme fornisce una sovrabbondanza di strumenti alla persona della via che sa leggerli, che è interessata non solo a sé, ma anche ad imparare dal cammino altrui.
Non ho avuto scelta, dicevo, ed è così: non ho mai voluto mostrare un volto e nasconderne altri.
Non c'è persona che non abbia una molteplicità di volti e che non li gestisca oculatamente per i suoi fini identitari, ma così non è stato per me: ho costruito un'officina con le pareti di vetro, mi è costato, ma sono contento di averlo osato perché volevo che una vita, vista nella sua interezza parlasse, comunicasse il vero e l'essenziale.
Non so se è stato un tentativo caduto nel vuoto, non posso preoccuparmi di cosa il mio prossimo ha visto o compreso di questa officina, mi interessa che essa sia stata efficace testimonianza di un sentire, obbedienza piena ad un progetto, ad uno stato d'essere.